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EMILIO PORTA “HA VISSUTO LA VITA COME COMPITO”
Lunedì
30 dicembre, nella chiesa prepositurale di Santa Maria Assunta,
è stato reso l’ultimo saluto a Emilio Porta, deceduto all’età
di 87 anni. Persona molta conosciuta in città per il suo impegno
in parrocchia, per la sua attività lavorativa in una manifattura
locale di pizzi e tulli (che aveva sede in via Cavour) e anche
per la sua passione musicale: si dilettava, infatti a suonare il
violino.
Ha
presieduto la celebrazione funebre don Luigi Caldera, con lui
hanno concelebrato don Ettore Colombo, don Ettore Bassani e don
Sandro Spinelli.
«“Venne
un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.” abbiamo
letto nel Vangelo di ieri, ma potremmo dire “Venne un uomo … il
suo nome era Emilio …”, così come potremmo ripetere le medesime
parole per ciascuno di noi» - ha esordito don Luigi nella sua
omelia. Aggiungendo subito dopo che “Emilio ha vissuto la sua
vita come compito, come impegno”, questo è la prima
testimonianza che possiamo trarre dalla sua esistenza. Nessuno
di noi – ha proseguito don Caldera - è nato per caso, ma
ciascuno ha un ruolo ben preciso da svolgere. Emilio Porta lo ha
capito bene e lo ha fatto nella famiglia, nel lavoro,
nell’impegno sociale, nel campo politico e nel servizio alla
comunità cristiana. La sua parrocchia l’ha servita nel consiglio
pastorale, nel rendersi disponibile per la presidenza del gruppo
adulti di Azione Cattolica ma sopratutto nella gestione della
Residenza montana di Bolbeno: “con un impegno serio, lungo e
appassionato.”
Porta,
ripensando alla tragica e prematura morte di suo figlio Claudio,
è stato un padre che ha saputo consolare – come è stato letto
nella prima lettura (“Dio ci consola in ogni nostra
tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelle che si
trovano in ogni genere di afflizione”) - un cristiano che ha
saputo annunciare e testimoniare con la sua vita il Vangelo,
come narrato in Luca (“Beati piuttosto coloro che ascoltano
la parola di Dio e la osservano”).
Ma
Emilio Porta – ha spiegato don Luigi, traendo un secondo
insegnamento dalla sua vita – è stato un uomo, un cristiano,
che ha capito l’importanza di un cammino formativo esigente e
che ha trovato nell’Azione Cattolica il luogo ideale nel quale
coltivare questa fondamentale esigenza. Per Emilio Porta era un
punto fermo la partecipazione alla Messa quotidiana e
all’Eucaristia.
È
toccato poi al figlio Angelo tracciare un ricordo del padre,
esigente e dai fermi principi morali, che ha lasciato grandi
insegnamenti a tutti i famigliari.
All’uscita dalla chiesa, una persona ci ha sussurrato: “Emilio è
stato un cattolico di cui oggi, purtroppo, non c’è più traccia.
È adesso, ancor più che nel passato, che abbiamo bisogno, tanto
bisogno, di uomini come lui.” Difficile sostenere il contrario.
C.G.
Cernusco
sul Naviglio, 13 gennaio 2014
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