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VISITE ALLE FAMIGLIE: “CHE ABBONDANZA DI UMANITÀ E DI GRAZIA HO
TROVATO!”
Si
sono concluse le visite alle famiglie, in occasione del Natale,
che quest’anno, per la prima volta, hanno visto anche la
partecipazione dei laici, in aiuto ai nostri sacerdoti. Abbiamo
raccolto le testimonianze di coloro che hanno vissuto questa
prima esperienza per offrire così un quadro delle diverse
sensibilità ed emozioni che l’hanno caratterizzata.
Accettazione dell’incarico -
I
laici all’inizio hanno avuto, forse tutti, timori, titubanze e
perplessità che in parte sono state espresse negli incontri di
preparazione alle visite.
Ho
accettato
questo servizio della visita natalizia, perché durante la messa
della domenica sera ho ascoltato l’appello del nostro parroco,
don Ettore, e per amore di lui e per obbedienza alla Chiesa, ho
preso questo impegno, anche se mi sento molto indegna.
Io
non credevo molto alle benedizioni delle famiglie compiuta
dai laici. Da circa due anni il nostro parroco chiedeva di
essere aiutato anche dai laici nella visita natalizia. Tuttavia
le motivazioni non riuscivano a smuovermi; poi le parole di papa
Francesco e la lettera pastorale dell’Arcivescovo sono riuscite
a vincere la mia pigrizia.
Mi
sono reso consapevole che la richiesta di collaborazione per
la benedizione natalizia delle famiglie, che avevo ascoltato con
distrazione, costituiva per me una chiamata a impegnare la mia
libertà e il mio tempo in un’iniziativa di cui non ero l’autore.
Mi sono presto reso conto che l’autore era il Signore stesso.
I
compagni di viaggio -
Chi
mai avrebbe detto che i compagni di viaggio potevano essere una
risorsa?
Per me
è stata una bellissima esperienza; in primo luogo ho
potuto conoscere meglio la mia “compagna di avventura” con la
quale mi sono trovata benissimo.
Ho
cambiato
nelle cinque settimane molti “ compagni di viaggio”. Prima di
andare nelle famiglie chiedevamo al Signore di essere degni
testimoni e ci scambiavamo le impressioni degli incontri
precedenti, parlavamo di noi e delle nostre famiglie. Che
abbondanza di umanità e di grazia ho trovato!
Non
ho avuto compagni di viaggio fissi.
Va bene così. L’incontro con loro è stato sempre una ricchezza
che mi ha provocato ad essere me stesso e a condividere con loro
la gioia della compagnia nella Chiesa.
Le vie
assegnate -
L’assegnazione delle vie e dei numeri civici veniva proposta da
Alberto. Vicine o lontane dalla propria abitazione, le vie
ponevano qualche dubbio o incertezza, ma poi …
Mi è
stata assegnata una via proprio accanto alla mia, mentre
avrei preferito non conoscere le persone; al contrario
questo mi ha agevolato ad aprirmi perché incontrandomi con
conoscenti si poteva liberamente conversare.
Mi
sarebbe dispiaciuto incontrare persone conosciute perché,
pensavo, mi avrebbero potuto ricordare la mia indegnità a questo
servizio. Nei due o tre casi che mi sono capitati le realtà ha
rovesciato la mia aspettativa. Le vie assegnate vicine e
lontane, mi hanno sempre lasciato il profumo della
missionarietà.
Accoglienza -
In
tutti gli incontri, salvo qualche rarissima eccezione, ha
impressionato la meravigliosa scoperta dell’accoglienza, che ci
è stata riservata, da parte delle famiglie, avvalorando il
nostro impegno.
Ringrazio quelle famiglie che ci hanno accolto con gioia
chiedendoci di fermarci a prendere un caffè; ancor più per
quella porta aperta con gioia da due fratelli ed un amico che ci
aspettavano. Tutti hanno pregato con tanto entusiasmo con noi e
poi ci hanno parlato dei loro studi e dei loro genitori ancora
al lavoro.
Pochissimi restavano colpiti
in modo negativo dalla presenza dei laici, che venivano al posto
dei sacerdoti. Tutti ci chiedevano di venire visitati tutti gli
anni e non solo ad anni alterni.
Davanti a me si sono aperte tante porte, dietro le quali, tante
persone gentili ci hanno accolto, ognuna con un sorriso
ed una parola che veniva dal cuore.
Ogni incontro
con le famiglie e le persone singole è stata una sorpresa
perché ho sperimentato un’accoglienza calorosa, timorosa,
nostalgica, sospettosa, spaesata …, frutto della attesa,
dovuta alla visita di Dio, che pianta la sua tenda in mezzo a
noi, anche nel quotidiano.
Esperienze -
In non
pochi casi ci sono state relazioni, tra i visitatori e le
persone visitate, che hanno lasciato un segno. Questo fatto ha
aperto gli occhi della fede ad entrambi, perché ognuno ha
compreso il limite della propria umanità ed ha vissuto con gioia
la presenza del divino.
Abbiamo incontrato persone che, oltre alla porta, ci hanno
aperto il loro cuore e ritengo che lo abbiano fatto con
semplicità, proprio perché davanti a loro c’erano dei laici, che
potevano meglio capire le loro difficoltà lavorative e
familiari. Ad esempio, una donna che dopo venticinque anni di
matrimonio, si era separata da poco, si sentiva sola. Ci aveva
confessato che aveva smesso di piangere, allora noi le abbiamo
dato un poco di conforto con la nostra presenza, le nostre
parole, tanto che salutandoci ci ha abbracciato.
Un’altra famiglia, attraverso le fotografie dei figli e dei
nipoti esposte nei portaritratti, sparsi un po’ in tutta la
casa, ci ha raccontato la sua vita. Quella sera
abbiamo finito più tardi del solito; quantunque stanche siamo
state appagate dagli incontri vissuti.
Ho
visto porte aperte di casa e del cuore ed io mi sono sentita uno
strumento di Cristo, come vorrei essere docile, mansueto, pieno
di amore per poter dargli una mano. Mi auguro che con il mio
sorriso e il mio niente, abbia fatto trasparire la bellezza
di Cristo, nostro Signore. Spero che queste visite segnino per
la nostra Chiesa una crescita consapevole, fatta anche di noi
laici. Ognuno di noi ascolti la propria chiamata e come me,
anche molti altri, il prossimo anno, s’impegnino nella visita
natalizia.
Le
situazioni di dolore e di malattia che abbiamo incontrato nelle
famiglie visitate ci hanno lasciato un segno profondo,
però, quanto si incontravano famiglie con bambini, o giovani
sposi o nonni impegnati nell’amorevole cura dei nipotini, ogni
tristezza veniva cancellata.
La
preghiera -
Una
preghiera ha accompagnato il rito dell’aspersione in ogni
visita. Nessuno ha sollevato commenti sulla preghiera, invece
qualcuno, per cause di forti sofferenze, ci ha invitato ad
un’ulteriore presenza del divino nella loro vita. Per questo
abbiamo risposto unendoci in preghiera nella comunione dei cuori
e nella comunità della Chiesa.
Ogni
volta che recito il Padre nostro, prego per le persone
con le quali l’ho recitato nelle loro case; allora quando mi
capita di passare vicino alle case che ho visitato, non le sento
più anonime, ma ricordo le persone incontrate.
Alcuni durante la recita del Padre Nostro si sono messi a
piangere altri, dopo momenti di titubanza nell’aprirci la
porta, poi non ci lasciavano più uscire, raccontandoci la loro
vita; persino degli islamici, dopo aver ascoltato il Padre
nostro, ci hanno poi offerto un piatto di biscotti.
Di
solito si recitava il Padre nostro con le mani nelle mani
degli uni negli altri. Questo gesto di comunione, spiegava
meglio delle nostre parole perché la forza preghiera era dovuta
alla grazia del Signore ed alla Sua misericordia che sono più
potenti delle nostre malattie e dei nostri problemi.
Mi ha
colpito la richiesta di una persona affetta da tante
problematiche di salute. La signora ci ha chiesto una
preghiera particolare per lei e noi non abbiamo promesso
solo di ricordarci dei suoi desideri, ma abbiamo pregato
insieme, anche con i familiari presenti, perché potesse avere la
consolazione dallo Spirito.
Evangelizzare -
Il
Signore paga con una misura scossa, pigiata ed abbondate. La
moneta è la Sua parola, che una volta ascoltata, diventa
annuncio di gioia piena e non ci serve altro, anzi ci basta che
Cristo sia tutto per noi.
Per la
prima volta, provocato da queste visite natalizie, penso di
essermi preparato alla festa del Natale nella maniera più giusta:
disponibile agli incontri che il Signore mi ha fatto fare e più
attento a ciò che mi sta chiedendo. Anche la mia preghiera non
considerava più solo l’esigenza delle mie necessità, ma anche
quelle degli altri affidando al Signore la vita e i dolori delle
persone che avevo incontrato. Per non dimentica, mi prenoto per
il lavoro del nuovo anno.
Tante diversità hanno arricchito la mia esperienza
umana e la mia maturità cristiana. Questo gesto ha reso la mia
vita partecipe all’annuncio di Gesù ed ancor più ho vissuto la
gioia della comunione fraterna.
Lo
spessore incontrato del bisogno umano, sia materiale che
spirituale, mi ha costretto a verificare, con onestà, la
solidità della mia fede. Il bisogno antropologico e la
povertà di esperienza religiosa, mi hanno sviluppato il
desiderio di una più autentica testimonianza, in particolare, in
ambito missionario, come ci ha fato capire papa Francesco
dicendo : “la Chiesa non è una ONG”.
Vorrei continuare questo cammino
con voi nelle forme che la fantasia e la provvidenza vorrà
donarci.
Dopo
l’incontro con una persona squisita ho accettato l’incarico.
Ora sono piena di gioia per aver comunicato la mia fede ad
altre persone, che sono state tutte disponibili ed accoglienti.
Sono
piena di gioia per essere stata una missionaria, proprio
nelle case della nostra Cernusco. Ringrazio tutti coloro che
me l’hanno permesso.
Ringraziamenti -
La
gioia nel cuore non può che terminare in una risposta di
ringraziamento, per ogni eco che ci ritornerà, senza mai aver
ragione di spegnersi.
Ringrazio il Signore, la Parrocchia e i compagni di viaggio per
questo dono che mi è giunto con stupore che è esploso dopo la
conclusione delle visite natalizie. Porto nel mio cuore la
meraviglia di una Chiesa che cammina e si estende oltre le mura
di un edificio, di una città e di ogni cuore. Questa Chiesa
apre le porte a tutti e va incontro a tutti. Porto dentro di me
i volti delle persone visitate, che nella loro famiglia sono
autentiche Chiese domestiche. Porto le preghiere dette insieme.
Porto gl’ingressi che non si sono aperti dandomi la
consapevolezza che Cristo tante volte bussa al nostro cuore, in
ogni momento e noi non apriamo rifiutando la gioia piena che Lui
vuole portarci, insieme alla salvezza ed alla certezza che Dio
ama tutti i suoi figli fino ai confini della terra, oltre i
nostri limiti, le nostre miserie, i nostri rifiuti, i nostri
peccati.
Quando
si fa qualcosa per amore di nostro Signore Gesù, non può che
restare l’Amore dato e ricevuto.
A cura
di Paolo Fiorani
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