“CHI OPERA NELLO
SPORT DEVE ESSERE UN EDUCATORE”
L’Aso
Cernusco e la Comunità pastorale Famiglia di Nazaret hanno
organizzato - domenica 24 novembre, in Sacer - un incontro
rivolto a tutti gli allenatori sportivi dell'Aso, alle
catechiste e agli educatori dei ragazzi dell'oratorio. È
intervenuto don Alessio Albertini - consulente nazionale del
Centro Sportivo Italiano, il più importante ente di
promozione sportiva italiano - fratello dell’ex calciatore
del Milan e della nazionale Demetrio Albertini.
L’incontro ha inteso proseguire il dialogo tra allenatori,
catechiste ed educatori avviato nello scorso mese di maggio
sui rispettivi obiettivi educativi. Al centro della serata è
stato il tema "Allenatori e catechisti: una sola comunità
educante": per riaffermare l'importanza, all'interno di una
comunità oratoriana, del dialogo e della reciproca
collaborazione tra quanti sono chiamati a svolgere il ruolo
di "educatori nello sport" e, sul versante cristiano, di
"educatori del Vangelo". Il fine di entrambi, tuttavia, è
unico: l'educazione e la crescita della persona, a partire
dai ragazzi, I partecipanti hanno condiviso un momento di
preghiera comune e, successivamente, di ascolto con don
Alessio Albertini, consulente nazionale del Csi e
responsabile della Commissione sport della Diocesi di
Milano, e con don David Maria Riboldi, vicario parrocchiale
per la pastorale giovanile. È seguita la cena comunitaria.
Sport
in Oratorio – Don Albertini, in una recente intervista
(3 ottobre 2013) al quotidiano Avvenire, a proposito
dello sport in Oratorio ha dichiarato che rappresenta, per
la parrocchia, «un’opportunità in più per lavorare con i
giovani. Usando un'immagine di Papa Francesco è un andare
verso le periferie, incontro a chi non è nel mondo
ecclesiale o nei cammini formativi che ogni parrocchia
propone. Lo sport in parrocchia dà una marcia in più, perché
può intercettare i ragazzi e la parrocchia può farsi vicina
ai giovani che vogliono giocare, per accompagnarli nel loro
desiderio di crescita».
Occorre una straordinaria passione educativa – Don
Alessio, sempre nella citata intervista, ha poi aggiunto che
«i ragazzi oggi non hanno più bisogno di educazione, ma di
educatori, persone che sanno veramente appassionarsi ai
ragazzi, non a tecniche o a teorie. E’ fondamentale che chi
opera nello sport sia un educatore, abbia cioè un'umanità
capace di attrarre la vita dei ragazzi. Un po' come software
e hardware. L'hardware è l'insieme dei componenti del
computer, ma per farlo funzionare c'è bisogno del software,
i programmi e il sistema operativo che ne permette
l'utilizzo. Occorre questo motore di una straordinaria
passione educativa per incidere nella vita dei ragazzi».
Fede e
sport: quale rapporto? - «Il binomio "fede e sport" non
va frainteso – ha precisato don Albertini, in conclusione
della sua intervista - come se lo sport fosse capace di
portare alla fede. Lo sport ha altre intenzionalità e
dinamiche. Né la fede ti fa vincere di più o di meno in base
a quanto credi. Da sempre lo sport è immagine per esprimere
plasticamente cos’è la fede. L'immagine più bella è ritenere
che la vita di ciascuno non è tempo perso ma ha uno scopo.
Il tuo impegno e la tua fatica è per cercare di raggiungere
la vittoria, che nello sport si traduce in una medaglia, ma
nella vita di fede si traduce nel conoscere sempre più Gesù.
Tenendo conto che ogni vittoria nello sport, come nella
vita, non dipende solo dal caso o dalla fortuna, ma anche
dall'impegno. Così è per la fede: non si può pensare che,
pur nella misericordia di Dio, il Paradiso possa esserti
regalato solo per buona sorte, ma è anche frutto
dell'impegno quotidiano».
Cernusco sul Naviglio, 25 novembre 2013