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VISITA NATALIZIA: “STIAMO VIVENDO L’ACCOGLIENZA MERAVIGLIOSA
DELLE MOLTE PORTE CHE CI APRONO”
È
in pieno svolgimento la visita natalizia alle famiglie, che
quest’anno vede protagonisti anche i laici. Marito e moglie ci
raccontano le loro prime impressioni: “dietro ogni porta c’è un
volto, una situazione sociale diversa, un desiderio di vita
differente, una personalità con la sua specifica bellezza, e
come non riconoscere in questa molteplicità la grandezza del
Padre ed il delicato soffio vitale che ognuno porta dentro di
sé”.
“Il centro della Chiesa è la periferia”:
questa
frase di un celebre teologo svizzero, del secolo scorso, appare
a noi, pur nella sua forma contraddittoria, ancora una profezia
attuale. Tra il centro e la periferia c’è uno spazio che
indica il cammino da cuore a cuore; un sentiero, quello della
missione, che ogni cristiano ha dentro di sé per la potenza
dell’amore. Se ognuno di noi fosse il centro finirebbe per
essere autoreferenziale; invece lo sguardo rivolto all’altro,
confinato alla periferia dei nostri interessi, è l’unità di
misura dell’amore. Le periferie che stanno al nostro orizzonte
attendono una nostra risposta perché la loro esigenza si
risolverà in un impegno che ci trasformerà a misura d’uomo. La
molteplicità delle periferie ci interrogano e tanto meno ci
lasciano indifferenti e così anche la nostra parrocchia ha dato
fiducia ai laici di poter incontrare, per l’occasione del
Natale, altri fratelli, portando loro il messaggio
dell’incontro.
Stiamo andando due a due
portando la memoria di quel Bambino nato alla periferia della
città del pane, e Lui ci sta sfamando di una gioia piena
che ogni uomo attende, ed ancor oggi è desiderio di
pienezza, per poter saziare ragioni e sentimenti della propria
esistenza. Come i pastori assopiti nella notte e guardiani solo
dei propri interessi, che hanno visto una grande luce,
anche noi stiamo vivendo l’accoglienza meravigliosa delle molte
porte che ci aprono.
Tanti
sorrisi, tanta gioia per questo incontro tra sconosciuti, ma che
subito dopo il saluto ci lega ad una percezione divina, nella
quale ci sentiamo tutti fratelli, non legati da diversi gradi
istituzionali, ma da quella delicata presenza che scaturisce dai
nostri cuori, senza aver posto in essere nessun gesto, per
ottenere quell’afflato santo, misteriosamente immeritato. Allo
stesso modo che quei pescatori delusi, tirando le reti a riva Lo
riconobbero … “è Lui”.
Dietro ogni porta c’è un volto,
una situazione sociale diversa, un desiderio di vita differente,
una personalità con la sua specifica bellezza, e come non
riconoscere in questa molteplicità la grandezza del Padre ed il
delicato soffio vitale che ognuno porta dentro di sé con il
marchio della vita elaborata sull’unico “palmo della tua
mano”: abbiamo amato tutti senza nessun distinguo, compresi
quei pochi che ci hanno detto: “scusate non desidero la visita,
scusateci ancora”.
Abbiamo incontrato un ultra novantenne, e la moglie, con un
sorriso che non si trova tanto spesso sulle labbra dei giovani,
tanto arzillo da fare invidia a quelli che non trovano alcuna
ragione di vivere fino a sera, perché tanto … tutto non ha
senso.
Abbiamo trovato un ragazzino della scuola media, tutto solo in
casa, che ha seguito bene la preghiera come uno che vive
un’esperienza religiosa e con modi accurati ci ha salutato.
Abbiamo visto una signora che insisteva perché prendessimo il
caffè, ma abbiamo dovuto declinare perché se lo avessimo fatto
per trenta famiglie, non sappiamo come sarebbe finita la
serata.
Ci ha aperto la porta quella signora che stava ristrutturando
l’appartamento perché doveva accogliere la madre e la zia che
sarebbero arrivate a giorni per stabilirsi definitivamente qui
con la figlia. Il suo sorriso e l’ansia della nuova sistemazione
erano molto vive anche perché aveva capito che le “anziane”
avrebbero trovato facilmente accoglienza nella nostra
parrocchia, proprio perché la parrocchia aveva mandato qualcuno
suscitando intenti di familiarità.
In un altro appartamento, i coniugi pensionati denunciavano la
piaga della disoccupazione vissuta dal loro figlio, non più
tanto giovane, in cerca di lavoro.
Si è aperta anche timidamente una porta e dietro si nascondeva
un bimbo di forse sei anni, tutto solo, un poco frastornato
dalla nostra presenza e forse deluso perché chi aveva suonato il
campanello non era nessuno dei suoi genitori, non aveva il
coraggio di rispondere alle nostre domande e muto ha richiuso.
Ieri, per la strada abbiamo incontrato la signora “del caffè
” che ci ha riconosciuti e si è fermata a parlare un pochino
con noi.
Tornati a casa, alla luce della preghiera serale,
abbiamo messo ogni istanza, ogni desiderio, ogni preghiera,
ogni lacrima, ogni periferia esistenziale … nei braccini
innocenti del Bambino Gesù, allargati per accogliere tutti e
tutti insieme cantare serenamente, come figli dello stesso
Padre: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli”.
Paolo e Ornella
Cernusco sul Naviglio, 25 novembre 2013
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