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PIAZZA PADRE GIULIANI:
PERCHÉ CAMBIARE NOME?
Sta facendo
discutere
la proposta -
avanzata
dalla
capogruppo
di Vivere Cernusco,
Mariangela
Mariani -
di cambiare
l'intitolazione
di piazza Padre Giuliani.
Attardarsi a rivolgere lo sguardo all’indietro, rischierebbe di
apparire incomprensibile alle nuove generazioni.
Proposta
pubblicata sul periodico della sua lista civica e formulata dopo
aver "scoperto
che
non si tratta di
un caso
di
omonimia:
la
piazza
adiacente a
quella
intitolata
a una
vittima
del
fascismo
(Matteotti)
è
proprio
dedicata
a (Padre
Reginaldo Giuliani),
che
voleva
evangelizzare
gli infedeli
abissini
a colpi
di
moschetto."
Il capogruppo
ed ex-assessore
alla cultura
aggiunge:
"Noi
che,
come
molti
altri,
pensavamo
ingenuamente
che
piazza
Padre
Giuliani
fosse
dedicata
a uno
dei
tanti
missionari
cernuschesi,
vorremmo
a
questo
punto riparare
al
fatto
che questo
luogo
centrale
della
nostra
città
sia
intitolato
a un
sostenitore
del
fascismo.
Proponiamo
quindi
all'amministrazione
comunale
di dedicare
l'attuale
Piazza
Padre
Giuliani
a
un
religioso
che
nella
Chiesa
si
è
distinto
come
uomo
della
pace
e del
dialogo:
il
cardinale
Carlo
Maria
Martini."
Punto
di vista –
Se nell’immediato Secondo Dopoguerra l’amministrazione comunale
di allora non ha ritenuto di dover cambiare la titolazione di
Piazza Padre Giuliani qualche motivo pur ci sarà stato. Sarebbe
quindi interessante andare a verificare negli archivi comunali
se esistono o meno dei documenti del tempo su questo argomento.
Qualora non ci fossero, a maggior ragione – secondo noi - quella
piazza non dovrebbe cambiare nome: perché se allora, in un
periodo certamente di forte contrapposizione ideologica, nessuno
pose il problema è perché non ha trovato in Padre Giuliani il
ritratto che ora si cerca di accreditare.
Attardarsi a rivolgere lo sguardo all’indietro, rischierebbe di
apparire incomprensibile alle nuove generazioni, alle quali
invece deve essere rivolto un forte invito a non appiattire la
propria esistenza, a non lasciarsi trascinare dalle ideologie, a
non giustificare in nessun modo il male che incontriamo, a non
abbassare mai la guardia contro gli estremismi, qualunque sia la
loro provenienza.
Per
il credente, ormai “tutto
è affidato alla giustizia di Dio. Noi non possiamo pretendere di
conoscere la sua risposta. Non possiamo sostituirci a Dio. Non
sappiamo neppure misurare la giustizia. Immaginiamo se possiamo
misurare la sua misericordia. Ci è chiesto quindi l’abbandono a
Dio e perciò che ci riguarda, a noi che siamo i viventi, cercare
di recuperare tra di noi l’amicizia reciproca … tentare strade
nuove che ci permettano oggi e domani e per sempre di vivere da
fratelli”.
C.G.
Cernusco sul Naviglio, 11 novembre 2013
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