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IL SINDACO PIROLA,
“AUTENTICO FIGLIO
DEL NOSTRO BUON POPOLO LAVORATORE”
Sessant’anni
fa, il 6 novembre 1953, a soli 38 anni, moriva il dottor Mario
Pirola, Sindaco di Cernusco dal 1945 al 1953. Importante fu il
suo contributo alla ricostruzione e allo sviluppo del nostro
paese dopo la seconda guerra mondiale, ma soprattutto il suo
ricordo rimane vivo come esempio di buon amministratore
pubblico.
«Questo
autentico figlio del nostro buon popolo lavoratore, che seppe
colla sua tenacia assurgere al posto di primo cittadino e, se
fosse sopravvissuto, avrebbe forse occupato posti di maggior
responsabilità ed onore, per noi di Cernusco fu sempre "il
Pirola” o "il Mario”, tutt'al più il "Dottor Pirola” (ma oggi di
dottori è pieno il mondo e il paese, da non farci più caso!) o,
se volete, "il Sindaco”, senza però il "Signor”, insomma uno di
noi, come noi: ed i coetanei, e tant'altri, lo trattavano col
“Tu”»: così monsignor Claudio Guidali, prevosto di Cernusco dal
1930 al 1962, dalle pagine di Voce Amica del dicembre
1953, iniziava il suo lungo articolo in ricordo di Mario Pirola,
sindaco della nostra città dal 1945 al 1953, prematuramente
scomparso a soli 38 anni.
«La sua mente - è sempre Guidali che scrive - il suo intelletto
erano aperti al facile apprendere e ritenere, possedevano il
perfetto equilibrio nel giudicare persone e fatti. La volontà
era adamantina e, congiunta ad un dinamismo tutto particolare,
lo faceva arrivare dove tendesse. La sua fermezza, chiamiamola
pure durezza, vinceva ogni opposizione o difficoltà: quanto più
l’ostacolo era duro, ci prendeva gusto, partiva in quarta e
passava. La visuale dei problemi moderni era realistica e
lungimirante: nella risoluzione non fu mai rischioso, audace sì.
I problemi gli affluivano alla mente numerosi, l'uno dopo
l'altro: man mano li studiava e, quando s'era persuaso della
loro bontà ed attuabilità, cercava a chi li potesse affidare e,
se lo trovava abile e sicuro, glieli lasciava in mano, mentre
Lui passava ad altro. E' così che potè far molto e bene.
Nel suo operare non era sostenuto né dall'orgoglio né
dall'interesse, ma da una passione nata con Lui, che crebbe con
gli anni: quella di far del bene il più possibile: sacrificare
sè per il bene altrui. Risultante della sua formazione
religiosa.»
Il prevosto
Guidali, nel proseguo del suo scritto, traccia quindi un
ritratto di Mario Pirola sottolineando alcuni aspetti
fondamentali della sua personalità, che in sintesi riprendiamo.
Il
cristiano integrale - «Cresciuto in una famiglia religiosa,
studiò seriamente, profondamente la Dottrina Cristiana (che poi
insegnerà per molti anni all'Oratorio), la fece sua e volle
vivere in completa conformità ai suoi principi morali. Fra i
suoi libri, il più sciupato per il tanto uso che ne fece è
l'Imitazione di Gesù Cristo. Al posto d'onore erano il Vangelo e
la Bibbia.»
Guidali rende poi anche pubblica una lettera che Pirola aveva
scritto a sua moglie: "Ho sacrificato tutta la mia vita pel bene
altrui: so sacrificare anche gli affetti più cari della
famiglia: tu, mia moglie, seguimi su questa strada ". Queste
parole, sottolinea il Prevosto, diventano il “testamento morale”
per i suoi famigliari e “scuola per noi tutti”.
Nell’Azione Cattolica «vi si ascrisse prestissimo, e fu il
suo primo campo d’azione. L’Associazione Gioventù Maschile “Constantes”,
a Cernusco, era stata la culla degli altri gruppi d'Azione
Cattolica, aveva dato uomini in gamba al Partito Popolare e al
Comune.»
Il
partigiano - «Inabile al servizio militare, ardente d'amore
per la Patria – scrive il Prevosto - aspettò il momento propizio
per mettersi al suo servizio. Fu tra i primi dei nostri ad
iscriversi ai partigiani e tanta fu la sua destrezza, il suo
tatto, criterio e fervore che fu eletto capo delle Brigate del
Popolo per tutta la zona che si estende da Vimercate all'Adda,
alla Bassa Martesana: pronto ad affrontare il rischio, presente
dovunque era necessario portare una parola di fede o di
coraggio.
Mario, gli suggerivo io, abbia prudenza! Sorrideva dicendo:
accortezza sì, ma anche ardimento.»
Il Sindaco
- «Eletto che fu – continua Guidali - perfezionò lo studio
delle scienze politiche, economiche, amministrative e, mente
aperta e lungimirante, carattere audace, si propose un programma
di larghissime e profonde riforme, tali da spaventare perfino i
suoi collaboratori che tentavano, senza riuscire, di frenarlo,
restando travolti dalla sua foga di fare. Fu tacciato di
megalomania, di durezza, di aver imposti gravami fiscali troppo
onerosi: nelle passate elezioni riuscì l'ultimo della lista di
maggioranza, ma poi si dovette rimetterlo al suo posto, come il
miglior tecnico dei problemi municipali, ed Egli accettò, non
per orgoglio, ma per la passione di elevare il suo paese, che
adorava, al livello di cittadina.»
Il
filantropo - «Non mancava di occupazioni – ricorda Guidali -
ne aveva da sopraffarlo, ma la sua passione pel bene lo spingeva
anche fuori del suo campo d'azione. Appena s'accorgeva di poter
giovare ai suoi conterranei, scattava, senz'averne un utile
proprio, solo per amar del bene.»
In conclusione del suo articolo, monsignor Guidali si chiede
«Non aveva difetti? Sì, certamente, come tutti gli
uomini, ma alcuni uomini hanno i difetti delle loro virtù, e
molti le virtù dei loro difetti.»
Punto
di vista - Un ritratto intenso e appassionato. Chi ha
conosciuto il prevosto Guidali sa bene che non era solito fare
complimenti e che le sue parole erano sempre ben misurate e,
sovente, i suoi giudizi, severi. Pertanto, quelle sue parole, in
ricordo di Mario Pirola, suscitano, ancora oggi, grande
ammirazione e profonda commozione. La vita del Sindaco Pirola
rimane una testimonianza di servizio al bene comune che non deve
andare dispersa.
Nel
contesto attuale poi assume ancora più rilevanza e indica, in
particolare ai cattolici, le coordinate per l’impegno nel
sociale e nel politico. Perché a chi assume responsabilità
socio-politiche - in un Paese come il nostro, oggi più che mai -
sono chieste “virtù civiche mosse da autentici ideali.”
(cardinale Scola, 1/11/ 2013).
C.G.
Cernusco
sul Naviglio, 4 novembre 2013
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