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SAN VINCENZO: PRONTI AD AIUTARE, SENZA GIUDICARE
Chi
si è recato al cimitero nella festività di Ognissanti ha trovato
agli ingressi – come ormai è consolidata tradizione – i ragazzi
e le ragazze della Sacer che hanno dato la loro disponibilità
per raccogliere offerte da devolvere alla locale Conferenza di
San Vincenzo de’ Paoli: un’associazione che aiuta, con un
sostegno concreto ed immediato, chi è in situazione di povertà.
Il
carisma proprio della San Vincenzo – come si legge nel
sito nazionale della Conferenza - “si esprime e
si autentica nel delicato mondo dei poveri e degli emarginati”,
ma questo da solo non basta, ai volontari dell’associazione è
chiesto anche di “maturare un coraggioso impegno profetico,
un'attenta lettura dei segni dei tempi, come contributo alla
promozione globale del fratello che soffre.”
Nell’azione concreta i componenti dell’associazione - lungo un
cammino formativo fatto innanzitutto di momenti di preghiera e
di meditazione della parola di Dio – danno il loro contributo
per risolvere, nell’immediato le situazioni più pressanti,
“colmando le carenze più urgenti e, a lungo raggio, rimuovendo
le cause che le hanno determinate. Ciò potenzia e suscita i
presupposti per una crescita umana autentica, che permetta di
vivere la quotidianità con la responsabile consapevolezza dei
propri diritti e dei propri doveri”. Ai volontari è anche
chiesto di “denunciare i disservizi e le distrazioni che hanno
permesso e talvolta causato la situazione di bisogno, proponendo
nuove soluzioni.”
La
colletta tra volontari –
I volontari della San Vincenzo sono poi invitati a due
segni concreti di condivisione: la colletta “attuata prima del
termine di ogni riunione, cioè la raccolta segreta delle offerte
da parte di tutti i soci presenti. Viene praticata fin dal
giorno in cui nacque la prima Conferenza di Carità. Essa ha una
valenza pedagogica ben precisa. Infatti costituisce un gesto di
compartecipazione economica solidale tra i membri della
Conferenza, ma soprattutto deve essere vista come un segno di
giustizia distributiva nei confronti di coloro che meno hanno.
La contribuzione alla colletta è un atto libero ma non
simbolico; ognuno deve partecipare in coscienza secondo le
proprie possibilità e in rapporto alle esigenze dei fratelli nel
bisogno.”
La
visita al povero -
Altro segno significativo è “la visita al povero. La visita è
sempre, possibilmente, un rapporto con la famiglia del povero
nel suo domicilio”; ma oggi i volontari possono incontrare i
poveri più frequentemente in altri contesti: “sulla strada,
nell'ospedale, nel carcere, nel ricovero ed ovunque egli si
trovi, spesso solo ed abbandonato. Il rapporto con il povero
deve essere diretto e personale, non è tanto frutto di una
spontanea inclinazione di solidarietà, quanto di una deliberata
volontà di fare qualcosa per e con lui, senza giudicare se ne
sia degno o meno, se corrisponderà o no alle nostre
preoccupazioni.”
Pronti ad aiutare, senza esprimere giudizi -
Nella nostra città, i volontari della San Vincenzo, come hanno
scritto su Voce Amica di novembre 2013 – “incontrano su
segnalazione dei Servizi Sociali del Comune o della Parrocchia
persone che hanno tutte un urgente bisogno di soddisfare
necessità primarie quali avere cibo, abiti, coperte e tutto ciò
che possa permettere loro una quotidianità dignitosa. I nostri
assistiti arrivano col loro bagaglio di sofferenza materiale e
soprattutto psicologica e morale e sanno che possono trovare una
presenza sicura che, senza esprimere giudizi, si impegna per
aiutarli. Fortunatamente, poiché da tempo la San Vincenzo opera
sul territorio, molti cittadini la considerano come
un’opportunità per offrire sollievo alla sofferenza e quindi ci
sono vicini con donazioni di ogni genere che i volontari e le
volontarie, con pazienza e professionalità mettono a
disposizione dei bisognosi.”
Cernusco sul Naviglio, 4 novembre 2013
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