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AUTUNNO FESTAIOLO NELLA VIA DEI FARAONI:
TRA “VAS E SCOPING”

 

Mi domando se la Cernusco godereccia di questi tempi abbia davvero interesse per i destini della città, della politica e dell’amministrativa. Un AUTUNNO FESTAIOLO orma a regime da anni condito di innumerevoli feste e contro-feste tutte all’insegna delle “mangiate & grigliate”. Nemmeno il tentativo d’inserire dibattiti, incontri e confronti su eventi amministrativi o socio-culturali. Fino a qualche anno fa c’era la “Festa del Volontariato” che accumunava addetti, simpatizzanti e famigliari. Un mondo e un’utopia sul viale del tramonto a rischio d’estinzione proprio quando le necessità aumentano: vedi gli appelli della Croce Bianca. Tempo un paio di mesi e si accenderanno puntuali e irrinunciabili le LUMINARIE NATALIZIE fino alla fine di gennaio. Allegria!

Cosa mai ci potrà essere di più catastrofico se per questioni contingenti e per un anno verrà meno la  festa “tradizionale” (si fa per dire) nella via Monza? Dall’anno prossimo tutto riprenderà come se nulla fosse mentre la strada sarà diversamente nomenclata: la VIA DEI FARAONI, per gli sfarzosi enormi cordoli di granito che solcano il selciato in tutti i sensi, anche trasversali, per indicare una porta o un portone. Una festa il cui apice pare essere quello di far “correre le oche”. Impresa degna di menzione e del tutto simile alla recente “corsa degli asinelli” in quel di Ronco. Sento dire che dal prossimo mese di maggio un rione cernuschese intende organizzare la corsa dei voli dei “tic-e-toc” (maggiolini) agganciati col fil di refe ad una zampetta con la (vana) speranza che non si spezzi sotto pena di squalifica. O che non siano risucchiati dai turbo-jet di Linate (mettiamoci una pietra sopra). Sono questi i “valori aggiunti” delle feste paesane della sifilitica Cernusco?

Nel mentre, il decano dei Missionari Cernuschesi in partenza per il Brasile per un anno, presenta l’ennesimo libro-diario con riflessioni umane e spirituali degni di condivisione. Il tutto tra l’indifferenza della nomenclatura e della cosiddetta cultura. Meno male che questo Missionario riesce sempre a riempire i luoghi d’incontro, casa delle arti compresa, colmando e scaldando ben bene i cuori di giovani e adulti presenti.

Intanto i gruppi politico-partitici che gemono nel torpore dei personalismi e della totale mancanza d’iniziative, sono ridotti al lumicino. Disamorati su ogni questione forse perché soddisfatti “d’aver vinto” o frustrati “per aver perso”. Ci sta bene anche l’esatto contrario, tanto non cambia nulla. Galoppini e portaborse elettorali e gente comune incapaci di “pretendere” maggiore attenzione e riscontro da parte di un Palazzo sempre più arroccato e che viaggia su rotaie riservate ai non pendolari con passaggi a livello incustoditi e senza casellanti. Loro (quelli del Palazzo) sono su locomotiva con pochi vagoni ormai vuoti perché i passeggeri “amici” sono stati “scaricati” subito alla prima stazione di Lomazzo. Sulle fiancate del treno è ancora appeso uno striscione con scritto a caratteri cubitali: ”partecipazione!” Ma loro, “sapendo già da sempre” chi sono e cosa devono fare per scienza infusa, non hanno bisogno di nessuno. Tanto meno della “scuola di formazione politica” magari frequentata anni fa, in linea con gli ottimi suggerimenti dei “fondisti” settimanali di questo sito, Carlo e Ambrogio.

Almeno loro (i “fondisti”) hanno il pregio e se vogliamo il coraggio di mettere finalmente a nudo una critica situazione amministrativa, politica, partitica e sociale della nostra città: il classico dito nella piaga. Si può far finta di non vederla (la piaga) ma c’è ed è sotto gli occhi di tutti in specie di coloro che tengono ancora al “cuore vivo” del paese. Disamina e denuncia che condivido fino in fondo anche per quella parte, forse meno importante, della “sparizione” del PGT. Questione ineludibile e da me, mosca fastidiosa o notorio rompiscatole, già pubblicamente evidenziata da tempo fra l’indifferenza generale.

Non mi pare d’essere digiuno di terminologie tecniche o di assenteismo sulle questioni territoriali  ma, quando leggo delle novità insorgenti e di documenti preventivi indispensabili a supporto del PGT del tutto mancanti, non posso esimermi da interrogativi pesanti sul merito della gestione. In netto contrasto, rispetto al gennaio scorso, dove venne assicurata l’adozione del PGT “nel giro di due/tre mesi”. Il ritardo conta poco di fronte alla grossolana misconoscenza di atti e fatti . Nessuno mai del Palazzo, nessun Tecnico Progettista del PGT (anche se ricordo un vago accenno sul VAS dell’arch. Longo) e nessun massimo Dirigente Comunale ne ha mai parlato nei dibattiti pubblici. Un buco inaccettabile! E’ questo il motivo del ritardo? Non è che manca anche il PIANO DEI SERVIZI, documento inscindibile? E se c’è chi l’ha visto? Non è che manca, ancorché non obbligatorio ma politicamente importante, il test sull’IMPRONTA ECOLOGICA della città? E cosa potrebbe succedere se dai numeri sullo stato di fatto - che ancora non si conoscono – comparati col trend di sviluppo dovesse emergere l’inutilità di realizzare la nuova scuola tanto sbandierata fra infinite polemiche? Cosa mancherebbe ancora?

Con preavviso soft, molto soft e sul sito del Comune (!) di soli sette giorni fa, ieri (15 settembre) è stato presentato il VAS (Valutazione Ambientale Strategica) con un’orrenda ed incomprensibile sintesi dal titolo “Ambito di influenza e definizione della portata delle informazioni per il rapporto ambientale – Documento di SCOPING” (che significa semplicemente “analisi preliminare”). Che roba è? Ben vengano gli avvisi pubblici sulle zanzare o sulla riduzione dei consumi acqua ma come non tacere davanti al pesante buco comunicativo? Quando ho letto dell’incontro ormai era tardi. Ho poi acquisito che i presenti erano ben quattro (oltre ai tecnici comunali). Nessun Amministratore del Palazzo! Nessun Consigliere Comunale! Allegria!

A chi giova tutto questo? O è questo che si vuole? Non ci si lamenti poi se la gente è distante dalla “polis”!

Spero davvero di sbagliarmi e spero sinceramente che le cose non siano andate così. Una ragione ci dovrà pur essere per cui, nonostante tutto, confido in spiegazioni razionali e logiche pur sempre meglio del silenzio, auspicando anche un minimo di catarsi.

Se il mal andamento fosse confermato, la mia delusione sarebbe enorme. Solo poi deciderò se rintanarmi fra la gente festaiola e, magari, attivarmi per riportare agli antichi splendori la “Festa dei Lumaghitt” di fanciullesca memoria, come si teneva, una volta, in via Briantea. Forse l’unica vera festa “tradizionale” del paese. Festa arredata dalle fiammelle dello stoppino intriso d’olio raccolto nei gusci delle chiocciole, vicino alla Madonnina dell’oratorio che non c’è più. Naturalmente dopo aver mangiato, in compagnia, le lumache trifolate.

Sergio Pozzi


 

CernuscoInsieme non si assume nessuna responsabilità legata al presente comunicato

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