Caro Don Luigi,
Assisto, invero un po’ estraneo, alla nuova strategia
pastorale, di cui si parla copiosamente di questi
tempi. Mi sorreggono due filoni: uno generale, l’altro
personale. Lo faccio (molto) sinteticamente e per
quanto riesca ad esprimermi, del tutto fiducioso della
reciproca onestà intellettuale.
Che senso ha tutto questo? Ingressi solenni,
direttivi, richiami alle linee di Tettamanzi sul
compito affidato alla Comunità Pastorale (vedi V.A. e
simili). Potrei continuare….
Tutte questioni che, prima della Famiglia di Nazaret,
non dovevano già essere la base della vita cristiana e
parrocchiale? Il progetto pastorale comune non
doveva-poteva essere già presente e attuato e/o far
parte del bagaglio di base di ogni cristiano (Preti e
laici) in tutte le situazioni, in ogni comunità, in
ogni tempo? E poi, quante “Pastorali” ci sono? Non ne
basta una semplice semplice essenziale ”Pastorale del
cristiano”?
Già trent’anni fa (anche meno) qualcuno di noi
sosteneva che la divisione in tre parrocchie (e tre
Parroci …) di un paese come Cernusco era un errore
pastorale. Agli occhi di adesso quella “profezia”
trova conferma. Forse non per scelta, ma per necessità
(mancano i Preti). Fra i sostenitori di quella tesi,
di certo laici (inascoltati) magari più avveduti dei
Preti di allora. E si che era il tempo del Concilio…
La ridondanza di questi giorni non mi convince
affatto. Credo sia più ampio il compito dei laici,
rispetto a certe tesi “riduttive”. Non è solo un
problema di contrapposizione, beghe, invidie fra loro,
anche se si punta il dito quasi sempre e solo su
questi “difetti”. Mi chiedo se è davvero questa la
maggiore preoccupazione!
Ci sono compiti di “fede-sacramento” per i quali i
laici-cristiani dovrebbero mettersi in fila e ben
intruppati. Ma ci sono compiti “pastorali-sociali” sui
quali possono dire tranquillamente la loro ed è qui
che i Preti si devono adeguare. Umiltà, pregiudizio,
stima, modestia ….. fanno parte del bagaglio umano (di
tutte e due le parti). Non certo nella ironica
classificazione, che mi pare del tutto stonata,
riportata nelle tipologie del cristiano sul fondo “E
tu, che razza di cristiano sei?”.
Non sempre chi chiede l’elemosina è un vero povero.
Forse i più poveri davvero non hanno nemmeno la forza
di chiederla. Voglio dire che nelle nostre Comunità ci
sono persone serie e preparate con bagaglio cristiano
forte. Magari vorrebbero - potrebbero fare ma … non
sono “chiamati” e, ancor peggio, non lo sono mai
stati.
Non è la prima volta che tocco questa questione della
“chiamata”. Sentirsi “non chiamati” è grande
sofferenza, non sempre affrontata con serenità, anche
se si lavora lo stesso per la parusia che come ben sai
è il nostro fine ultimo.
Altri testimoniano senza apparire. Altri fanno di
tutto per non essere “canne agitate dal vento” quindi
testimoni nel proprio tempo. Anche qui potrei
continuare in esempi positivi...
Con le dovute differenze, talune considerazioni
valgono anche nel campo politico-amministrativo locale
dove, magari, si scegli chi dà le spallate, chi appare
(o si vende) meglio, di certo più per ragioni
partitiche che politiche.
Viene da pensare, nell’uno e nell’altro campo, che
questi non sono “chiamati” perché hanno autorevolezza
competenze e indipendenza e, forse, danno fastidio.
La “chiamata” dunque, almeno per le cose di Chiesa.
Soprattutto per coloro che pensavano, dopo un forte
impegno giovanile, e pensano tutt’ora nei diversi
stati della vita, di poter essere ancora utili.
Ritengo, con assoluta umiltà, di essere fra questi.
Chi deve “chiamare” ?
Ciao.
Antonello